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mutuo non concesso

Cosa fare quando un mutuo non viene concesso

Può succedere a chiunque che un mutuo venga negato.  Non bisogna scoraggiarsi, ma cercare di avere un atteggiamento costruttivo, cercando di capire perché è successo.

Se una banca ha rifiutato il finanziamento, questo non vuol dire che un altro istituto non possa accettarlo.

Perché un mutuo viene rifiutato

Un mutuo viene concesso se risponde a una serie di requisiti molto precisi. La banca di solito fa una valutazione delle capacità reddituali e patrimoniali del soggetto richiedente e delle caratteristiche dell’immobile da concedere in garanzia.

Mutuo rifiutato per la situazione lavorativa

La situazione lavorativa incerta del richiedente potrebbe essere una delle motivazioni principali del rifiuto di un mutuo. Un contratto a tempo determinato o un lavoro con poche garanzie e prospettive future sono considerate caratteristiche poco idonee alla sottoscrizione di un mutuo. Se le entrate reddituali non sono costanti la banca considererà probabile un’eventuale insolvenza.

Purtroppo una cassa integrazione, una situazione di mobilità, la perdita temporanea del posto di lavoro possono essere dei limiti alla stipula di un accordo con la banca. Allo stesso tempo, anche un reddito discontinuo o non dimostrabile può limitare le probabilità di concessione.

Mutuo rifiutato perché cattivo pagatore

Il più delle volte un mutuo non viene accettato perché vengono riscontrati episodi di insolvenza nella storia fiscale del richiedente. Chi ha questi trascorsi viene qualificato come cattivo pagatore e quindi molto difficilmente potrà accedere all’erogazione di un mutuo.

È buona norma conoscere le tempistiche di segnalazione nelle banche dati. Può succedere, infatti, che anche un ritardo nel pagamento di una rata o un protesto possano diventare motivo del rifiuto di un mutuo.

Mutuo rifiutato per l’importo troppo alto

La banca farà molta attenzione anche all’importo richiesto: se questo è ritenuto troppo alto e non proporzionale alle possibilità economiche del richiedente, la domanda di mutuo non potrà essere accolta.

Mutuo rifiutato per il rapporto rata reddito

Un motivo del rifiuto del mutuo potrebbe essere legato anche al rapporto tra la rata calcolata per il mutuo e il reddito totale dei richiedenti. Il rapporto rata reddito non dovrebbe superare il 30-35%. In qualche raro caso la banca può valutare percentuali più alte, fino al 50%.

Cosa fare quando un mutuo viene rifiutato

  • Appena il mutuo viene rigettato, bisogna farsi rilasciare dalla banca una liberatoria, che corrisponde alla rinuncia da parte del cliente al procedimento della richiesta.
  • Questo documento è importante perché permette di presentare una nuova richiesta di mutuo ad un’altra banca senza che questa riceva la segnalazione dalle Centrali Rischi che la pratica è stata rifiutata, ma semplicemente annullata dal cliente.
  • Appena si è preso possesso della liberatoria, che può essere rilasciata dalla banca in tempi molto brevi, è bene valutare, sulla base dell’esperienza del primo rifiuto, quali errori possono essere evitati.

Come aumentare le probabilità di ottenere un mutuo

  1. Prima di tutto bisogna informarsi nella maniera adeguata. Bisognerebbe essere sempre aggiornati sull’andamento dei tassi di interesse e conoscere le migliori offerte di mutuo che le banche promuovono.
  2. Ogni banca ha strategie, tempistiche e budget differenti. Chi sta cercando un mutuo o chi lo ha già e sta valutando una surroga, dovrebbe sempre rimanere aggiornato sulle varie offerte degli istituti bancari per individuare quella che nel preciso momento in cui sta cercando il mutuo offre le condizioni più vantaggiose.
  3. Negli ultimi anni vari intermediari offrono liste di mutui online di più istituti in ordine di convenienza, confrontando le varie offerte.
  4. Oltre alla ricerca del mutuo online, esistono sul territorio dei broker che offrono un alto livello di consulenza e che possono occuparsi della pratica di mutuo per conto del richiedente.
  5. L’ordinamento italiano riconosce ai lavoratori dipendenti la possibilità di richiedere nel corso del rapporto di lavoro un anticipo del Tfr (trattamento di fine rapporto) per affrontare determinate spese, tra cui l’acquisto della prima casa. Il datore di lavoro è obbligato ad anticipare il Tfr.

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