Dal 1 gennaio 2022 l’Euribor, il parametro che influenza i mutui a tasso variabile, sarà riformato e calcolato in modo nuovo, per essere più trasparente e sicuro. Cosa deve fare chi ha un mutuo basato su questo indice bancario? Proprio nulla: la transizione avverrà gradualmente e i finanziamenti in essere non saranno condizionati.

Introdotto nel 1999 con il debutto dell’Euro, l’indice Euribor ha assunto un’importanza via via crescente nel corso del tempo, fino a diventare il “barometro” al quale sono agganciati prestiti per oltre 3 mila miliardi di euro (inclusi i mutui delle famiglie italiane).

Nel corso degli anni, tuttavia, questo parametro di indicizzazione ha manifestato delle lacune, dovute al fatto di essere frutto di un “accordo” tra un numero ristretto di operatori.

Lo scorso 12 febbraio l’EMMI (European Money Markets Institute) ha pubblicato la bozza aggiornata della metodologia, risultante da una consultazione pubblica alla quale hanno partecipato circa 40 tra banche, associazioni di categoria ed enti di consulenza.

Oggi il vecchio tasso interbancario per tutti quelli che hanno un mutuo a tasso variabile, l’Euribor, potrebbe sparire o assumere una forma diversa: al suo posto un nuovo metodo di elaborazione, basato su un criterio più matematico. Sarà il risultato di un calcolo che si sostanzierà sugli scambi effettivi che avvengono tra gli istituti di credito, in maniera obbligatoria e non più discrezionale.

Il nuovo Euribor avrà natura ibrida e sarà calcolato attraverso una complessa serie di algoritmi. Per semplificare, è possibile parlare di un procedimento “a catena”: come prima cosa saranno esaminate le transazioni di mercato realizzate tra le banche che compongono il panel di osservazione; in secondo luogo saranno applicati dei meccanismi correttivi, basati sui dati rilevati per le medesime scadenze nei giorni antecedenti (al fine di limitare la volatilità dell’indicatore, cioè di scongiurare “sbalzi” repentini); terzo, saranno presi in esame anche i tassi interbancari registrati sugli altri mercati. Secondo la tabella di marcia, entro la fine del 2019 i lavori dovrebbero giungere a conclusione.

Il cambio, però, partirà ufficialmente il 1° gennaio del 2022, ma gradualmente: questo significa che il nuovo criterio verrà introdotto a poco a poco e solo sulle nuove operazioni. Sono previsti due anni di affiancamento tra i due indicatori, quello precedente rimarrà ancora valido per le operazioni già in essere.

Ci sono, quindi, ancora due anni di respiro prima che nel 2022 entri in vigore la Benchmark Regulation (Bmr), la riforma degli indici di riferimento che coinvolge anche quegli Euribor che regolano i mutui a tasso variabile di migliaia di famiglie italiane. Le banche avranno quindi due anni di tempo in più per adattare i propri prodotti ai nuovi tassi «ibridi», sui quali sta peraltro ancora lavorando l’European money markets institute.

Non si può escludere, tuttavia, che soprattutto nella fase di transizione da un metodo all’altro alcuni istituti di credito potrebbero cautelativamente aumentare gli spread. Chi non vuole andare incontro a sorprese, in ogni caso, può sempre scegliere il mutuo a tasso fisso, che resta il finanziamento da consigliare vista la congiuntura economica di questo periodo.

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