Gli innamorati (naturalmente quelli ricambiati) staranno facendo il conto alla rovescia per il 14 febbraio, il giorno di San Valentino, in cui tutte le coppie, in nuce, in fieri, già consolidate, fidanzate, sposate, o quant’altro passano serate romantiche e si dedicano al sentimento reciproco. In questo giorno più che in tante altri, si alternano romantiche cenette a lume di candela, scambi di doni d’amore, frasi appassionate, visioni di film d’amore. È vero che, così come San Valentino può essere un giorno davvero piacevole e da trascorrere intensamente con la persona amata per chi è in coppia, al contrario, per i single, può diventare un vero e proprio incubo, un giorno in cui barricarsi in casa, senza rispondere al telefono, per evitare di dovere pensare alla propria condizione di “solitudine amorosa”.

Ma, sia che si appartenga alla categoria di quelli felicemente accoppiati, che a quella dei single più o meno convinti, forse non tutti sanno che San Valentino è esistito veramente e conoscono la sua storia. Il suo nome completo era Valentino da Interamna (l’attuale città di Terni) ed era un vescovo e martire cristiano vissuto nel nostro Paese a cavallo tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo. È stato venerato come santo inizialmente dalla Chiesa cattolica e successivamente anche dalla Chiesa anglicana e nello specifico è considerato patrono degli innamorati e della città di Terni. Egli è protettore degli innamorati poichè fu martirizzato, colpevole di avere unito in matrimonio una cristiana e un pagano, cosa che all’epoca (siamo poco prima del 313, vale a dire a pochi anni dall’editto dell’imperatore romano, Costantino, e la proclamazione della libertà di culto) era assolutamente inconcepibile e impensabile. Ma Valentino riuscì a sopravvivere a questo primo martirio, salvo poi essere arrestato una seconda volta, quella che gli fu fatale, sotto Aureliano, mentre proseguivano a pieno ritmo le persecuzioni contro i cristiani e i vertici della Chiesa di Roma.

Il santo morì decapitato nel 273 per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell’imperatore Aureliano. Le sue reliquie si trovano in Sardegna, presso la chiesa di Ozieri, in Umbria, a Terni, suo paese d’origine, presso la Basilica di San Valentino, e a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, presso il Convento dei Cappuccini. Si pensò di celebrarlo con la festa di San Valentino un paio di secoli dopo la sua morte, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i cosiddetti “lupercalia”, dedicati al dio Luperco, che era per i pagani il dio delle greggi, in parole povere una divinità da “tenere buona” per evitare il diffondersi di povertà e carestie) una festività, fissata appunto il 14 febbraio, ispirata al messaggio d’amore diffuso dall’opera del santo originario di Terni.

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