Si è spento proprio a Roma lo scrittore Andrea Camilleri. Il maestro siciliano era tra i più importanti scrittori italiani ed è famoso in tutto il mondo grazie al personaggio del commissario Montalbano, protagonista dei suoi romanzi più popolari editi da Sellerio e poi di una fortunata serie televisiva.

Ma Camilleri non è stato solo scrittore. Nella Capitale ha vissuto e ha lavorato molto tempo come regista e sceneggiatore per la televisione e per il cinema. Nell’autobiografia (in forma di saggi e racconti) Come la penso, edita da Chiarelettere, si può leggere un bellissimo e poetico brano sulla luce di Roma. Ve lo proponiamo qui di seguito.

LA LUCE DI ROMA

Molti e molti anni dopo che ormai ero diventato regista, mi trovai con una troupe cinematografica su una sponda del Tevere, dovevo riprendere la scena di un suicidio all’alba.
Nel frattempo, avevo avuto modo di vedere decine e decine di film a colori ambientati a Roma e ogni volta ero rimasto deluso dal Technicolor rutilante, senza sfumature, trionfalistico e stentoreo.

Mi riproposi dunque di approfittare dell’occasione e di mettermi alla prova. La scena sarebbe dovuta durare pochi secondi. Con molta generosità mi era stato concesso di girarla più volte.
Ma al sesto ciak la troupe, dal direttore della fotografia all’ultima delle comparse, cominciò a inquietarsi, per loro era gia stata “buona” la seconda.
Poi mi fu impossibile continuare, la luce era cosi cangiata che non la si poteva più spacciare per un’alba.
Insomma: non ce la feci per niente a restituire a me stesso quella luce di Roma che avevo guardato con gli occhi di Mafai. Ma quando potei finalmente vedere il materiale girato, ebbi una singolare sorpresa.

Il terzo e il quinto ciak, Mafai o non Mafai, mi soddisfacevano appieno: certo, tra i due c’era una certa diversità di colore ma a me personalmente piacevano.
Ebbi da superare solo l’imbarazzo della scelta. Ma perche allora ero rimasto così insoddisfatto mentre giravo? La risposta me la diedi qualche tempo dopo.
Perché Roma, e questo cominciai a scoprirlo proprio in quell’occasione, non ha una tavolozza di colori uguale per tutti, ma ne ha tante per quanti sono gli abitanti di sempre e i turisti di un giorno.
E non solo: questi colori svariano anche a seconda dell’umore di chi si trova a osservarli.

Ognuno infatti riceve da Roma una sorta di regalo personale e solo in minima parte condivisibile, consistente appunto nei colori le cui sfumature egli solo può vedere e gustare.
Per convincervene, provate a cavare fuori un comune denominatore sui colori di Roma dalle pagine, che so, di Stendhal o di Gogol e ben presto, se scartate le affermazioni generiche e andate nei dettagli, vi renderete conto che l’impresa è impossibile.

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